17 luglio: presentazione "Idee Virali"di Paolo Bottazzini

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19 Novembre 2018

2 minuti

Il libro Idee Virali: perché i pensieri si diffondono? di Paolo Bottazzini ed Emanuele Carelli, che abbiamo presentato lo scorso 17 luglio presso gli uffici di Adl Consulting, pone una questione fondamentale, ossia: con l’utilizzo scientifico della Rete a scopi elettorali quali sono i rischi per le democrazie liberali?

Il dibattito, che ha coinvolto Paolo Bottazzini, autore del libro, Tommaso Nannicini, Senatore del Partito Democratico, Diego Ciulli, Public Policy di Google, e ha visto la partecipazione del Sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico Sen. Andrea Cioffi, si è sviluppato attorno a due tematiche fra loro correlate: la traslazione della struttura di network (teoria delle reti) su cui sono basati i social media all’interno della società fisica e l’analisi dettagliata della campagna elettorale di Donald Trump con un focus sulla vicenda di Cambridge Analytica.

Come sostenuto nel libro di Bottazzini e Carelli, la struttura dei social media basata sulla teoria delle reti ha trasformato la società fisica da piramidale a piatta (invece dei gradini i nodi) e come risultato ha innescato una “riduzione della società alla sua mappa“.

Considerando la vicenda di Cambridge Analytica, le trasformazioni citate risulteranno più chiare.

Nel libro di Bottazzini e Carelli viene analizzato in modo dettagliato come l’agenzia britannica abbia condotto raffinatissime analisi psicografiche sui cittadini sfruttando alcune fragilità del sistema di sicurezza di Facebook.

In particolare, stando alle parole del CEO Alexander Nix, Cambridge Analytica “ha collezionato 5 mila parametri su 220 milioni di cittadini americani, e usato oltre 100 variabili per dato, al fine di modellare l’identità di gruppi omogenei di pubblico, e predire il comportamento di persone con lo stesso stile di pensiero”.

Le raffinate analisi operate dallo psicologo di Cambridge Alexadr Kogan, hanno restituito i profili psicologici e demografici di buona parte della popolazione americana. Ciò ha permesso al team di Donald Trump di produrre notizie e meme falsi e micro-targettizati. Ad esempio, se il profilo psicologico di un cittadino del Michigan presentava spiccati tratti razzisti, l’algoritmo provvedeva a far comparire sulla sua home page di Facebook notizie false, atte ad esaltare, per esempio, l’aumento della criminalità che i flussi migratori hanno provocato nella sua zona. Risulta ora chiaro il significato dell’espressione: “riduzione della società alla sua mappa”.

In poche parole, chi detiene la mappa demografica e psicografica della cittadinanza può esercitare grande influenza, in positivo o in negativo.

Non è un caso che il team di Trump abbia concentrato i propri sforzi sugli stati della Rust Belt, la Cintura di Ruggine che ingloba Pennsylvania, West Virginia, Ohio, Indiana, Michigan, Illinois, Wisconsin e New England. È lì che il software suggeriva di agire.

Il tema, oltre ad essere affascinante, è di cruciale importanza perché mina le basi della democrazia liberale. Bottazzini e Carelli si chiedono infatti: “come si può legittimare un’istituzione fondata sul voto, se gli elettori non possono discriminare tra informazioni vere e false?”.

Di cruciale importanza abbiamo detto, ecco perché abbiamo deciso di sollevarla.

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